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Grecia: crisi economica nel quadro della Ue Valutazioni ad Atene e Bruxelles intorno alle prospettive di ripresa di Ninni Radicini

Museo TripoliLa crisi economica e finanziaria che la Grecia sta affrontando, oltre agli effetti sulla quotidianità del popolo ellenico, ha determinato un ampio di dibattito in ambito europeo sulle modalità di sostegno ad Atene e sulle prospettive d'intervento della Ue. Il primo ministro George Papandreou (Pasok – Movimento socialista panellenico) ha ribadito che la finalità di Atene è la definizione, in sede comunitaria, di un meccanismo di contrasto alle speculazioni intorno al debito pubblico greco e di agevolazione alla ripresa da attuarsi con riforme dell'economia e del lavoro, oltre che con misure di austerità già in atto.

Un meccanismo utilizzabile sia per la Grecia in questa fase sia per la gestione di crisi simili da parte della Ue. Tale orientamento ha incontrato già consensi significativi, come ad es. da parte di Jerzy Buzek, presidente del Parlamento Europeo, seppure vi siano voci critiche. Il Cancelliere tedesco Angela Merkel ha dichiarato che l'Ue deve prevedere parametri più restrittivi nel Patto di crescita e stabilità, che vincolino gli stati a un rapporto tra debito e Pil non superiore al 3% (la Grecia in questo periodo è quattro volte sopra), prevedendo anche l'eventualità della espulsione dalla zona euro.

Tra le repliche, contrarie all'ipotesi di espulsione, quella di Guy Verhofstadt, ex primo ministro belga e attuale presidente del gruppo parlamentare europeo Alde – Alleanza di liberali e democratici per l'Europa (a cui aderisce Italia dei Valori), che l'ha definita "inaccettabile", sostenendo invece l'applicazione del principio di solidarietà europea. In merito a un piano di salvataggio da parte della Ue per l'economia greca vi sono alcuni stati, per es. Germania, Olanda, Finlandia a favore della partecipazione del Fondo monetario internazionale, opzione che in Grecia trova pareri discordanti. Sia il premier Papandreou sia, in modo ancora più marcato, Antonis Samaras, da novembre '09 leader di Nuova Democrazia (principale partito di opposizione di centrodestra), vorrebbero una soluzione nell'ambito della Ue.

Dopo le dichiarazioni della Merkel, Georgios Karatzaferis, presidente di Laos – Partito popolare ortodosso, non esclude invece l'opzione del ricorso al Fmi, proponendo inoltre un dibattito sul comportamento della Ue nei confronti della Grecia. Aleka Papariga, segretario generale di Kke – Partito comunista, ha detto che la scelta tra Ue e Fmi è una illusione equivalente a quella tra Pasok e Nd. Alexis Tsipras, leader di Syriza – Coalizione della Sinistra radicale, ha contestato l'efficacia dell'azione di contrasto alla crisi da parte del governo, in particolare per le ripercussioni sui redditi e sul potere d'acquisto delle fasce sociali più deboli, proponendo l'unità delle forze politiche della Sinistra, compresi i sostenitori del Pasok in disaccordo con la linea del governo e del partito.

Samaras, in una dichiarazione in occasione del congresso della Confederazione generale dei Lavoratori di Grecia, ha definito "esasperanti e inefficaci" le scelte dell'Esecutivo, chiedendo provvedimenti per riavviare il mercato e attribuendo parte delle responsabilità della crisi a un metodo di governo tendente a gestire quanto ereditato piuttosto che a innovare, compreso quello recente del suo partito (2004-09). Ha inoltre criticato il Pasok per aver promesso "tutto a tutti" durante la campagna elettorale per le Legislative anticipate dello scorso ottobre, per poi passare alla politica di austerità.

Un sondaggio pubblicato a metà marzo dal quotidiano "Ethnos" ha rilevato che il 60.2% degli intervistati è favorevole a provvedimenti di austerità ma il 65.7% li considera "probabilmente ingiusti" e il 52.6% ritiene che i sacrifici che si stanno affrontando non serviranno. Tra i partiti, il Pasok (ad. Partito socialista europeo) è al 34.5%, Nuova Democrazia (ad. Partito popolare europeo) 23.2%, Kke (ad. Sinistra unita europea – Sinistra verde nordica) 8.5%, Laos (ad. Europa di libertà e democrazia) 6.8%, Syriza (ad. Sinistra unita europea – Sinistra verde nordica) 4.1%.

Le statistiche nazionali ufficiali nel '09 indicano che l'economia greca ha subìto una contrazione del 2.5% nel quarto trimestre; il Pil è diminuito del 2% (dopo un +2% nel '08), le importazioni del 18% e le esportazioni del 15.5%. Il tasso di disoccupazione è stato previsto al 12% per fine marzo (era 10.3% a fine '09 e 6.9% nel '08), con livelli più alti nelle regioni dell'Egeo meridionale (13.2), Macedonia orientale – Tracia (12.2), Macedonia occidentale (12), e più bassi in Egeo settentrionale (5.3), Grecia occidentale e Peloponneso (8.7). Papandreou ha detto che la Grecia sta realizzando provvedimenti anticrisi pari al 2% del Pil in modo da diminuire il deficit del 3% dalla fine del '10.

Grecia: crisi economica nel quadro della Ue
Valutazioni ad Atene e Bruxelles intorno alle prospettive di ripresa

di Ninni Radicini

2 comments to Grecia: crisi economica nel quadro della Ue Valutazioni ad Atene e Bruxelles intorno alle prospettive di ripresa di Ninni Radicini

  • valdo77

    E' veramente un problema per l'italia… praticamente se ne continua a parlare solo su internet
    Tra i vari articoli volevo segnalare quello di Francesco Forte su L'Occidentale che invoca una figura come quella della Thatcher
    http://www.loccidentale.it/articolo/se+l%E2%80%99economia+dell%E2%80%99euro+zona+crescer%C3%A0%2C+la+questione+del+debito+greco+passer%C3%A0+in+seconda+linea+e+non+s.0089297

    Che ne pensate?
     
     

  • Aphea

    IL problema della politica greca, che interfaccia, per le molte similitudini, con quella italiana, non è data dall'eventuale leader di turno. IL clientelismo, la corruzione, l'incapacità politica ed amministrativa posta in essere dagli uomini di governo, sono solo centrale, è la causa predominante delle nostre crisi. Se non si combattono questi mali, che peraltro ritengo radicati purtroppo nell'indole comportamentale dei cittadini anche nelle normali attività quotidiane, i risultati non saranno diversi. Si è permesso a pochi di diventare sempre più forti, di crearsi un vero e proprio feudo di valvassori e valvassini, difficile da sradicare. Pertanto consiglierei a tutti gli studiosi di non affannarsi di trovare soluzioni, bensì di studiare come si è riusciti a venir fuori dal feudalesimo. Solo che allora non c'erano le televisioni.

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