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Grecìa Salentina

Grecìa Salentina

 

 

Calimera

 

 

 

 

 

Cutrofiano

 

 

Martano

 

 

Martignano

 

 

Μelpignano

 

 

Soleto

 

 

Sternatia

 

 

Zollino

 

 

Kalòs ìrtate stin Grecìa Salentina – Benvenuti nella Grecìa Salentina, l’area grika della Provincia di Lecce, Unione tra i Comuni di
Calimera, Carpignano Salentino, Castrignano dei Greci, Corigliano d’Otranto, Cutrofiano, Martano, Martignano, Melpignano, Soleto, Sternatia e Zollino

 

La Grecìa Salentina costituisce uno dei territori più interessanti nel panorama culturale e turistico dell'Italia, grazie ad un patrimonio che dalla cultura (con la lingua, la storia e la tradizione grika, la musica popolare, gli eventi come la Notte della Taranta) all'arte, con monumenti che tagliano il tempo (insediamenti rupresti, siti archeologivi, dolmen, menhir, specchie, neviere, cripte, frantoi ipogei, castelli, palazzi, chiese, case a corte, ecc.), alla natura ed all'ambiente, al tessuto di piccole e medie aziende agroalimentari, all'artigianato, alla gastronomia, fino ai servizi al turista ed alla cultura dell'ospitalità, crea un appeal straordinario.

La Grecìa salentina[1] è un'isola linguistica ellenofona del Salento situata nella Puglia meridionale, in provincia di Lecce, e consistente in nove comuni in cui si parla un dialetto neo-greco noto come grecanico o griko.

A partire dal 1990 il termine Grecìa Salentina è stato, però, in parte snaturato dal suo significato originario, diventando l'espressione di un Consorzio di Comuni, patrocinato anche dall'Unione europea. Nel 2007 ai nove comuni originari si sono, infatti, aggiunti altri due non ellenofoni, che sono entrati a far parte dell'Unione dei Comuni della Grecìa Salentina, comprendente circa 54.000 abitanti.

Sebbene solo Melpignano e Soleto non abbiano alcun parlante griko, anche altri paesi hanno perso quasi completamente la lingua. L'idioma è ancora usato principalmente nei comuni di Sternatia, Martignano, Calimera, Corigliano d'Otranto e Zollino.

I comuni dell'Unione condividono non solo la cultura e (in parte) la lingua, ma anche una serie di servizi comprensoriali. La sede dell'Unione è Martano, ma recentemente la presidenza è stata spostata a Calimera.

 

Calimera

In greco significa “Buon Giorno” e sorge sull’antica strada messapica che collegava Lecce ad Otranto. I monumenti più significativi sono: la Chiesa Matrice di San Brizio, che sorge lì dove anticamente si trovava un tempio di rito greco e la Chiesa del XVIII secolo dedicata a Sant’Antonio. Nella Cappella di San Vito sorge dal pavimento un monolite, chiamato il “foro sacro dell’amore’, usato nella cerimonia propiziatrìce della fecondità che vedeva protagoniste le giovani spose.

 

 

Carpignano Salentino

Carpignano Salentino fa parte, dal 2003, del Consorzio dei Comuni della Grecìa Salentina, tuttavia il comune, similmente a Cutrofiano, non ha mai parlato il griko (il dialetto che caratterizza la Grecìa) nella sua storia recente, come invece è accaduto per i nove comuni originari della Grecìa Salentina.
Secondo una diffusa ma poco plausibile interpretazione il nome del paese deriverebbe da quello del centurione romano Carpinius, sul modello di altri toponimi salentini ricondotti al nome di condottieri romani ritenuti loro fondatori. In realtà gli studiosi propendono per la tesi di una derivazione messapica della radice karp ("pietra", "roccia"), per cui Carpignano significherebbe "luogo posto su un'altura"

 

 

Castrignano dei Greci

Deriverebbe dal latino “castrurn” (accampamento) o dal greco “kastron” (castello), di certo il paese presenta un centro storico d’impianto medievale ed è caratterizzato da numerose case a corte. I più interessanti monumenti di Castrignano sono: il Parco delle Pozzelle, destinato alla raccolte dell’acqua piovana; il Castello baronale, citato in una pergamena di Carlo I d’Angiò, anticamente circondato da un fossato e dotato di un ponte levatoio.

 

 

Zollino

Fortemente influenzato dalla dominazione greca nell’idioma, negli usi, nei costumi e nella cultura i primi insediamenti umani nella zona risalgono addirittura al periodo dell’età del bronzo.
Celebri, il “Monolite Zollino” infisso direttamente sulla roccia ed alto circa 4,3 metri, ed il menhir “Sant’Anna” che, anticamente, aveva una funzione funeraria, in ricordo dei defunti di nobile origine.
 

 

 

Martignano

Bizantine le sue origini. Le testimonianze legate al periodo medioevale attestano nella zona la presenza di uno scriptorium dipendente dall’Abbazia di San Nicola di Casole.
Pregevoli, la Cappella della Conella della fine del ‘500 ed i meravigliosi affreschi, custoditi nella Cappella di S. Giovanni Battista del 1621, unica testimonianza della biografia del Santo, (dalla nascita fino alla tragica decapitazione).

Corigliano d'Otranto

Antichissime le sue origini, il termine Corigliano deriverebbe dalla parola greca “chorion” (piccolo villaggio), oppure di origine romana coinciente con il Centurione Coriolano.
I monumenti più significativi del paese sono: il cinquecentesco Palazzo Comi; ed il monastero Cenobio, risalente al IX secolo, che ospitava una scuola di lingua greca e di cultura bizantina, (distrutto dai turchi e decaduto sul finire del XV secolo).
 

 

 

Cutrofiano

L’etimologia ne fa risalire la denominazione sia a Cultus Jani in quanto, secondo lo storico locale Maselli, in epoca romana vi sarebbe stata nella zona una selva nella quale era venerato il dio Giano; sia a “Cutrubbi”, nome dato dagli abitanti ai recipienti da essi fabbricati. Nell’epoca della dominazione greco-bizantina, la località ne assimilò riti ed idioma in seguito scomparsi.
Di rilievo è l’attività estrattiva della caratteristica pietra di Cutrofiano (tufi), nonché dell’argilla utilizzata sia per la produzione del cemento, sia per la produzione delle terrecotte.Fiorente è la lavorazione artigianale delle terraglie confezionate con i locali banchi di argilla giallastra .Vasi, stoviglie e oggetti ornamentali, costruiti dagli artigiani di Cutrofiano sono venduti su tutte le piazze di ogni comune della provincia, apprezzate a livello nazionale ed anche all’estero. Tipica è la Mostra della ceramica che attrae un gran numero di visitatori e turisti.

 

 

Martano

E’ il centro più popoloso della Grecìa salentina, esistente sin dai tempi della dominazione bizantina, il paese conserva il rito greco per tutto il XV secolo.
Maestoso il castello quattrocentesco costruito al tempo di Alfonso d’Aragona. Oltre al Palazzo Ducale, numerose case a corte (situate lungo le vie Cutumerea e Zaca) e numerosi palazzi nobiliari abbelliscono il centro storico del paese.
 

 

 

Melpignano

Piccolo paese le cui origini probabilmente risalgono al Il secolo a.C. e che secondo una leggenda orale fu fondato dalla Musa Melpemone. Il paese vanta una delle più interessanti piazze del Salento: si tratta di un raro esempio di struttura porticata creata appositamente per ospitare un rinomato e fiorente mercato settimanale della fine del ‘500 in cui convogliavano ricchi mercanti provenienti da Lecce, da Bari e addirittura da Napoli.

 

 

Soleto

Antichissimo centro messapico, importante sede vescovile al tempo degli imperatori orientali, capoluogo di contea durante il periodo medioevale, Soleto presenta un borgo antico d’impianto medioevale, caratterizzato da vie strettissime disposte ortogonalmente. Sulle viuzze del paese si affacciano palazzi barocchi, impreziositi da imponenti portali decorati a motivi floreali, e case gentilizie, elegantemente decorate, che risalgono al periodo del Rinascimento.

 

 

Sternatia

Ignote le origini, dopo la caduta dell’Impero Romano d’Occidente, il paese viene fortemente influenzato dalla cultura greca nell’idioma, negli usi e nei costumi.
Nel centro abitato si trova la “Porta Filia” (Porta dell’Amicizia o Porta della Pace). Secondo la tradizione, da tale antica porta della Città uscivano i defunti ed invece entravano i giovani sposi. Sternatia vanta inoltre diversi frantoi ipogei destinati alla produzione dell’olio d’oliva.

 

 

IL GRICO

 

La lingua grika è stata per un millennio completamente isolata dalla madre-patria. Prima la cacciata dei Bizantini e poi la soppressione del rito greco durante le funzioni religiose, fecero perdere al greco il carattere di lingua colta. La Grecìa Salentina si ritrovò circondata da un "mare latino" che andava corrodendo l'ellenismo del Salento. Lentamente, l'area grika non riuscì più a resistere culturalmente alla pressione latina che, giocoforza, era la lingua ufficiale dei governi che si succedevano sul trono di Napoli. Lo studio della lingua greca, forte a tal punto da spingere Lorenzo de'Medici a mandare studiosi nel Salento ad acquistare i codici greci, scomparve del tutto intorno al XVI secolo. I feudatari, estranei al Salento, non parlavano il greco e ciò spinse la piccola aristocrazia locale ad abbandonare l'uso della lingua, per "equipararsi" ai grandi signori feudali. La lingua greca finì così per diventare la lingua del popolo. Fino al XIX secolo, comunque, il popolo continuò a parlare in griko, spesso senza conoscere il dialetto romanzo. L'unità d'Italia introdusse la scolarizzazione obbligatoria: i maestri disprezzavano i griki, ritenendo che parlassero un rude dialetto, togliendo dignità alla lingua. Il declino della lingua greca d'Italia andava di pari passo con l'aumento della scolarizzazione. Gli anni '60, l'amore per il moderno, distrussero completamente la società contadina e, con essa, il greco. A partire dagli anni '70, nessun bambino parlò più griko. Oggi, il numero di parlanti si attesta a 10.000 unità, quasi tutte persone anziane.

La lingua, definita "griko", scritta in caratteri latini, presenta punti in comune con il neogreco e nel frattempo vocaboli che sono frutto di evidenti influenze leccesi o comunque neolatine. Fenomeni fonetici molto comuni nel griko sono:

·         La caduta del gamma intervocalico, ad esempio il greco moderno φέυγω (fevgho, letteralmente "io parto") diventa "feo".

·         La palatalizzazione dei suoni gutturali. Ad esempio la congiunzione Και, equivalente alla congiunzione "e" italiana, diventa "ce" o il pronome εκείνος (quello) diventa "cino" o ancora l'esempio del vocabolo καλοκαίρι (estate) che diventa "Calo ccerò" o l'espressione "ο κύριός μου" (il mio signore, mio padre) diventa "ciùrimmu".

·         Il passaggio di grado da suono aspirato a tenue: θάλασσα (letto Thalassa con Th aspirato) diventa "tàlassa"

·         L'assibilazione: ad es. la forma neogreca ήθελα (io volevo) diviene "isela".

·         Il passaggio da gutturale a labiale: ad esempio ανοιχτός (letteralmente "aperto" da leggersi Anichtòs, con ch aspirato) diventa "niftò"

·         Il passaggio da labiale tenue a labiale aspirata: es. πεμπτη (giovedì, da leggersi "pemti") diventa "pèfti".