A sample text widget

Etiam pulvinar consectetur dolor sed malesuada. Ut convallis euismod dolor nec pretium. Nunc ut tristique massa.

Nam sodales mi vitae dolor ullamcorper et vulputate enim accumsan. Morbi orci magna, tincidunt vitae molestie nec, molestie at mi. Nulla nulla lorem, suscipit in posuere in, interdum non magna.

IL diritto alle differenze per i diritti umani. Il contributo della scuola per l’educazione alla pace

Prof.ssa Ada Nucita StefanelliLa centralità dell’alunno come persona e la lingua come importante elemento di identificazione personale e di appartenenza sociale, con l’ausilio della antropologia e della sociologia, ci proiettano in una nuova filosofia delle culture del domani. Il paesaggio multiculturale della scuola italiana, la questione delle differenze culturali, religiose, linguistiche e sociali sollecitano il mondo della formazione e orientano aspettative pedagogiche e pratiche educative tese a superare i rischi dei nazionalismi e dei razzismi. Nel lessico quotidiano e nell’immaginario collettivo, accanto alla parola “multiculturale”, è entrata a gran velocità l’altra parola “globalizzazione”. Si parla di cultura globale con chiaro riferimento alla omogeneizzazione degli stili di vita, delle idee, dei consumi che avvicinano le persone delle diverse parti del globo, superando muri invalicabili fino a pochi anni fa, dando vita ad una nuova religione civile. Le istanze universalistiche si oppongono a pressioni particolaristiche, il cosmopolitismo al localismo, le pluralità culturali e religiose ai fondamentalismi. Viviamo in un “mondo in rete” e contemporaneamente in un “mondo in frammenti”, caratterizzato da montagne di pregiudizi, di incomprensioni e di paure. Quotidianamente si vivono esperienze di eterogeneità e frammentazione culturale. Ci si chiede se in una società globalizzata e frammentata, ricca di esperienze diversificate, mobile e omologante e consumistica ci sia posto per la formazione dell’identità.
Molta attenzione si deve porre –a parere di chi scrive – ai tanti linguaggi verbali e non verbali attraverso i quali si esprime e si rappresenta il tema delle alterità e delle differenze: la musica, il cinema, il teatro, lo sport, internet.
Le nuove minoranze, quelle di culture proveniente da Paesi dell’est – Europa, pur configurandosi come una tematica più recente, sono al centro di un intenso dibattito.
Si stanno sperimentando interventi particolari che permettono di intervenire in maniera positiva, immaginando e prefigurando un’educazione nterculturale quale condizione strutturale di una società sempre più variegata ed orientata a trasformarsi in senso multietnica e multiculturale.

Il confronto con altre realtà europee su queste tematiche diventa necessario ed indispensabile per poter proseguire in una strada di ricerca comune, che abbia come obiettivo l’arricchimento culturale per tutti. La scuola può dare un valido contributo per educare alla pace ed ai diritti umani, essendo la palestra ideale d’incontro tra culture diverse, fra diverse lingue ed etnie. Emerge la necessità di una nuova professionalità per i docenti che operano in scuole sempre più “colorate” frequentate da alunni di varie nazionalità, portatori di mentalità specifiche, che parlano atre lingue e professano credi religiosi, che –a loro volta- rimandano a comportamenti ancestrali, tipici delle terre di provenienza. Le competenze specifiche dei docenti, nel campo della glottodidattica ed una disponibilità alla pogrammazione, alla gestione dei progetti nazionali ed europei, devono mirare a conoscere a fondo l’utenza e le dinamiche ambientali.

La cultura è radicata nell’ambiente; il patrimonio culturale orienta in senso multimediale per cogliere elementi di carattere universale presenti nelle diverse culture. Apprendere ad insegnare nella “diversità” comporta la necessità di garantire a tutti ed a ciascuno il rispetto dei propri diritti che si identificano nei diritti universali dell’uomo e del cittadino. Si tratta di difendere “ il diritto alle differenze”, per difendere i diritti di tutti, per mezzo della “doppia acculturazione” o “acculturazione supplementare”, che vuol dire aggiungere competenze culturali senza mai sostituirle.
La conoscenza costante socio-etnografica delle origini e del contesto sociale diviene necessaria affinché le varie comunità ed i gruppi non perdano di vista le proprie radici culturali e, nel contempo, non misconoscano le valenze culturali del nuovo contesto sociale dove si trovano a vivere. Una negoziazione, quindi, arricchente, possibile dei differenti aspetti sociali ed ideologici, con pari dignità e valore di tutte le culture. Accanto alla Scuola, le altre Istituzioni, gli Enti locali devono realizzare una “politica” educativa e migratoria in ciascuna differente realtà locale.

Come occorre superare l’ “interculturalismo ingenuo”, per evitare di frenare i progetti di trasformazione culturale, limitandosi ad elencare buoni propositi privi, però, di realizzazione concreta. La cultura è qualcosa di vivo, in continua trasformazione, determinata dai continui flussi migratori che traducono il “mondo globale” in “mondo locale”, caratterizzato da più etnie, più culture, più antropologie.

La sfida del 21° secolo è alta e la Scuola deve attrezzarsi per accoglierla e superarla.
Gli operatori scolastici devono adeguare la loro formazione per una educazione su misura, per una società pluriculturale e plurilinguistica, con tutti i vantaggi sociali e culturali che permettono di vivere “con gli altri” in una pacifica convivenza, e non “accanto agli altri” in un clima di tolleranza e di indifferenza. Educare al rispetto dell’altro da sé, riconoscendo la diversità come risorsa, una ricchezza che deve essere valorizzata, porta alla ricostruzione della pace e dello sviluppo, al riconoscimento dei diritti umani in una dimensione mondiale. Tra le agenzie educative, la scuola – agenzia primaria alla convivenze democratica – dando valore culturale e sociale a tutti e a ciascuno educa a riconoscere e a rispettare le altre culture con tutti i valori di cui sono portatrici: la valenza comunicativa, la concordia e la pace, base indispensabile per il progresso civile proprio ed altrui. La pluralità di culture, di esperienze, di modi di intendere ed interpretare la realtà ha trasformato la scuola in un luogo multiculturale, dove si intrecciano i più significativi processi dell’età contemporanea: internazionalizzazione dei rapporti di produzione e consumo; mondializzazione dei sistemi informativi e mass-mediali; globalizzazione delle relazioni economiche, dei mercati tecnologici e culturali.
Nella nostra società multiculturale vengono poste istanze educative che mirano a riconoscere ed a valorizzare le differenze in un vasto progetto di convivenza democratica. In tale progetto è considerato “valore” ogni persona che costruisce e realizza la propria identità nella relazione con gli altri. Scuola e territorio sono direttamente coinvolti in questo compito, immersi come sono nei problemi di trasformazione socio-culturale. L’educazione interculturale non si esaurisce nei problemi posti dalla presenza di alunni stranieri, ma si estende alla complessità del confronto tra culture, nella dimensione europea e mondiale dell’insegnamento. Ciò costituisce la risposta più alta e globale al razzismo ed all’antisemitismo che tanto dilaniano gli ambienti sociali con conseguenze, a volte, tragiche.

La maggiore sfida di disseminazione di una cultura di pace può essere vinta solo se lo sforzo di convivialità interculturale si sovrappone al pregiudizio ed alla cultura dell’odio.
Il rispetto dei modi di vivere o di filosofie di comportamento implica la comprensione della natura pluralistica europea e mondiale che porta al reciproco rispetto, evitando conflitti di egoismo ed atteggiamenti di superiorità culturale. Non c’è una cultura superiore ad altre culture, in quanto tutte le culture vanno inserite in una visione complementare che costituisce la cultura dell’intera Umanità, al di là dei limiti geografici e temporali che la contraddistinguono. Tante culture, ma una sola Umanità. Il dialogo tra le culture deve portare alla “cultura di pace”, al convivere comune senza sopraffazioni e violenze. Le giovani generazioni europee vanno educate alla pace superando l’autoreferenzialità culturale di nazionalismo chiuso, per passare dall’isolamento alla partecipazione.
La pace si costruisce riconoscendo la differenze ed i diritti che da queste derivano, al di là dei pregiudizi e delle barriere ideologiche.

E’ caduto il muro di Berlino, il muro del pianto, quello di Machupicchu, quello tutto italiano di Padova. Restano in piedi i muri “invisibili”, le barriere che ostacolano, che creano una netta separazione tra alunni e tra questi ed i docenti che non riescono a leggere le cause del disagio giovanile, privando di un dialogo costruttivo i loro interlocutori naturali. Come si può educare al rispetto dei diritti umani che porta a vivere pacificamente, se non si riesce neppure ad instaurare un dialogo tra “vicini” . In qual modo educare al rispetto dell’altro e del lontano, se la scuola non elimina, con l’esempio concreto, già in classe, la separazione determinata da muri invisibili esistenti da decenni, da secoli che non basterebbe un’altra perestroika ad abbattere. Muri scolastici, religiosi, sociali retti da convinzioni cristallizzate che uccidono la solidarietà e la comprensione.
Sentimenti che vanno educati nel contesto scolastico ed extrascolastico sin dai primi anni quando la formazione è ancora “in fieri” e le mentalità non sono ancora cristallizzate. L’Umanità è in movimento in modo reale e virtuale. A scuola c’è il mondo, come nella società; ma anche tanta indifferenza verso “l’altro”, lo straniero che vive “isolato” anche nelle periferie della nostra mentalità. Per educare alla pace, per costruire la pace occorre partire dal riconoscimento delle differenze che ci abitano accanto.
E’ un cammino difficile: ogni giorno i mass-media ci sottopongono scene ed eventi di ostilità verso persone e tradizioni, credenze e culture diverse dalla propria. Atti di violenza per false ed inesistenti ideologie; di bullismo giovanile ed adulto per una ipotetica superiorità; scene di guerra che immolano giovani vite in nome di una falsa giustizia, di un odio razziale e di supposte ferite identitarie.

Troppi i “deserti affettivi” che la scuola dovrebbe riempire di valori e principi fluenti di comprensione, per una comune crescita sociale e civile. Il mondo cambia in fretta ed il compito dei docenti è durissimo di fronte alle numerose sfide, che rendono indispensabile il dialogo continuo tra le culture per abbattere le barriere etniche e mentali. Si chiede alla scuola di costruire l’identità culturale europea e mondiale. Nella prospettiva interculturale europea e mondiale vanno rivisti programmi scolastici, discipline, aree dei saperi e libri di testo. Vanno rivisitati, ma non travisati, i periodi della Storia e guardati con occhi pacifici, evidenziando i diritti e le libertà fondamentali della persona, in sintonia con la “Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo”.
Nel rispetto delle differenze di ciascun cittadino può essere avviato il difficile dialogo di pace tra i popoli, che la realtà mondiale di oggi ci fa apparire un po’ utopistico e ancora lontano.


MARIA A. NUCITA STEFANELLI


 

 

Leave a Reply

You can use these HTML tags

<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

  

  

  

*