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La Turchia alza la voce contro l’UE: no a Cipro la presidenza di turno della UE

Se le mie informazioni non sono errate, la Turchia dovrebbe vivere questo periodo sotto osservazione dell’Unione Europea, visto che ha tanto premuto per entrarvi a far parte. Io appartengo alla schiera che ritiene,  fermamente convinto,  che la Turchia se entrasse a pieno titolo nell’Unione sarebbe sicuramente un bene per tutti. Se ne avvantaggerà  l’economia e i rapporti socio-culturali con tutto il resto dell’oriente. La Turchia peraltro è una realtà che sta acquisendo giorno dopo giorno una buona credibilità  politica ed economica sul palcoscenico internazionale. La sua posizione strategica, quale cuscinetto tra occidente e oriente,  soprattutto con l’allargamento dei mercati orientali,  le consente di porsi in contrapposizione alla Grecia nell’arrogarsi la prerogativa di dettar legge o quanto meno di far prevalere i suoi interessi sul Mediterraneo.Certamente la sua classe politica nonché lo stato della sua economica sono cosa ben diversa da quella ellenica, oramai priva di credibilità e considerazione, al punto che alcuni patner europei, senza una precisa volontà di offendere qualcuno, hanno ipocritamente e stupidamente  auspicato l’uscita della Grecia dall’Unione Europea. Auspicio questo che può trovare d’accordo solo dei “balordi” non riuscendo a capire che l’intreccio dell’economia europea, soprattutto dopo l’applicazione della moneta unica, potrebbe rivelarsi il peggiore dei rimedi. L’impatto sarebbe devastante e sui mercati finanziari s’inizierà una nuova scommessa speculativa: quale sarà il prossimo stato che sarà cacciato dall’Unione? A questo ovviamente c’è da aggiungere che gli stati eventualmente estromessi dall’euro, andrebbero in rovina immediatamente ma trascinandosi dietro proprio gli stati d’Europa. La crisi diverrebbe contagiosa ed alla fine della giostra non sapendo Germania, Inghilterra e Francia a chi vendere i loro prodotti, farebbero anche loro una miseranda fine, riportando questo continente sotto il profilo economico e sociale indietro di due secoli. La Signora Merkell in particolare non penso che quanto detto prima non lo sappia, non riesco però a capire perché invece pone in essere una politica economica miope e senza una giustificazione valida nel medio lungo periodo.   

 

Ritornando alla Turchia, al suo diktat all’ Europa, a me mi vien da ridere. Non vorrei sembrare irriverente verso uno stato ed il suo popolo, ma questa scelta di campo in merito alla problematica cipriota, mi fa ridere. Una situazione in cui se facessimo una seria analisi storica dei fatti e degli eventi che hanno portato all’attuale situazione, penso che la Turchia, se non fosse stata per la solita politica inglese antiellenica, improntata, non so per quale motivazione atavica, a danneggiare la Grecia, oggi non avrebbe alcun titolo su Cipro. La scellerata politica di qualche capo di governo greco, che ritenne di guardare nei rapporti internazionali più a oriente che a occidente, non penso possa essere giustificativa per ridimensionare e mettere in discussione un diritto inequivocabile della Grecia su Cipro.

Quindi questa presa di posizione di intimorire l’Europa che se nel 2012 a Cipro venisse assegnata la presidenza di turno, minacciando la rottura dei rapporti diplomatici, altro non può essere ritenuta che una ulteriore causa a favore dei sostenitori che la Turchia è bene che l’Europa se la guardasse affacciata alla finestra,  attraverso il suo naturale dirimpettaio: la Grecia.  Sempre che i suoi agguerritissimi nemici (della Grecia) oggi non ritengano che sia meglio far entrare la Turchia nell’Unione e ributtare nel profondo del mare Egeo la spendacciona Grecia. Gli interessi e gli intrallazzi sono così intricati e in un momento storico dove l’etica pare sia solo una reminiscenza filosofica,  che c’è da aspettarci di tutto.

Spero solo che questa Europa non voglia perdere anche quel poco di credibilità che l’è rimasta non facendoci ricattare dall’ultimo arrivato, anche perché in fondo, non solo eticamente, ma anche concretamente non avrebbe nulla da aggiungere sul suo tavolo di credibilità storica, in riferimento ovviamente alla problematica cipriota.     

 

 

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